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La gola di Rocco Moliterni - Sul mare pepe a volontà (tratto dal quotidiano La Stampa).

«Maruzzella Maruzzè, t'hè miso dint''a lluocchie 'o mare» diceva una famosa canzone napoletana di Renato Carosone. E «‘o mare» sembra arrivarti direttamente in tavola se assaggi, come è capitato a noi l'altra sera, il carpaccio di cappesante preparato dallo chef Michele Pascale al Grassi.

Le cappesante i francesi le chiamano Coquilles Saint Jacques perché i loro grandi gusci permettevano di raccogliere l'acqua da bere ai pellegrini sulla strada del Santuario di San Giacomo di Compostela. Tra l’altro il guscio della cappasanta è diventato il marchio di una delle sette sorelle del petrolio.

Di cappesante ne abbiamo mangiate nella nostra vita in mille occasioni e in mille modi diversi, in Francia come in Italia (ogni tanto le prepariamo anche noi, gratinate, per gli amici): ma poetiche ed emozionanti come quelle crude dell'altra sera non ci era ancora capitato di provarne.
Delicate, con un olio (se la memoria non ci inganna) campano e un pizzico di pepe: sembrava davvero di mangiare il mare.

Il Grassi non è un bel ristorante, a differenza di tanti locali più o meno trendy oggi di moda, architetti e designer sembrano non avervi mai messo piede o meglio mano. Ci sono pareti bianche, con qualche raro e bizzarro quadro etnico, luci anonime, mobili di formica, tavoli un po' troppo ravvicinati. Sarebbe un normale ristorante di pesce, con qualche piatto ben riuscito (gli spaghetti con spinaci e cuore di tonno affumicato) e qualche altro meno (l'astice lessa era cotta un po' troppo), se non avesse una specialità, i carpacci di pesce crudo, che crediamo di non aver ancora trovato, con questa varietà e qualità, a Torino da nessuna altra parte.

Naturalmente il pesce crudo deve piacere, ma, se piace, una sera al Grassi fa dimenticare tutti i sushi e i sashimi e tutti i wasabi e tutte le salse di soia di questo mondo.
Perché ad ogni pesce o mollusco o crostaceo si abbina un certo l'olio, così ad esempio sui gamberi di Sicilia c’è un olio ligure, sulla gallinella di mare (con cuori di castagna) un olio di Tarquinia, sulla tartara di tonno (con scaglie di castelmagno) un olio siciliano. L'unico rimpianto è di non aver assaggiato la mazzancolla con un gelato alla crema mantecato. L’unico appunto è che, in alcuni casi, lasceremmo al cliente la decisione se mettere o no il pepe. In due, mangiando tre carpacci a testa, primo, secondo, dolce, bevendo un ottimo verdicchio Podium e un bicchiere di rum guatemalteco, si spendono 140 euro (esistono menù degustazione a 25 euro, vini esclusi). Anche Carosone sarebbe felice

Rivista La Madia, Ottobre 2009 Articolo e interviste redatte da Alessandra Meldolesi Digitalizzato dalla rivista

 
AL GRASSI - Ristorante e Champagnerie di Pascale Michele
Via Beaumont, 32/C - 10138 Torino - Tel. e Fax +39 011 4345430
Chiuso la domenica ed il lunedì a pranzo.
COD FISC : PSCMHL53C26C134O - ©2010 algrassi.it
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